diario di una naturopata, Pensieri

Lezioni di vita

Lezione di vita

Siamo vegetariani, non malati!

Mi alzo la mattina con la consapevolezza che quello che sto per iniziare a vivere, è un ‘esperienza unica, irripetibile. E’ l’inizio di una nuova avventura, un giorno che potrebbe influire sul resto della mia vita, in modo positivo o meno. E’ quasi sempre il mio l’orologio interno a svegliarmi, un orologio che non sbaglia mai. Esso conosce perfettamente le mie sensazioni e le mie condizioni fisiche ed emotive. Nel frangente di tempo, che mi separa ancora dall’ affrontare la vita “vera”, ho l’abitudine di dedicare a me stessa attimi di intima complicità, cercando di mettere d’accordo mente, cuore emozionale e corpo, che non sempre marciano nella stessa direzione. Ma ho imparato a distinguere la necessità dal vizio. Mi alzo quindi, e inizio la giornata, determinata a raggiungere gli obiettivi giornalieri con entusiasmo e positività.
Questa impostazione mentale e interiore, mi dona una forza inesauribile ed un’energia incredibili.
La sera quando sono già nel letto, programmo mentalmente il giorno avanti. Se la mattina le condizioni in cui mi ritrovo a livello generale possono non sempre essere ottimali per gli sforzi, e gli impegni richiesti, da non consentirmi di proseguire con la mia tabella di marcia và bene lo stesso!
Ho imparato a essere malleabile, e ad accettare gli imprevisti (quando si”vive”la vita veramente, è inevitabile trovare nel proprio percorso anche degli ostacoli. Ma ciò che conta è il modo in cui si superano. Ci sono persone invece, che non vivono, ma subiscono la vita ( e i suoi eventi) passivamente.
Per quanto vero sia il detto che recita “ non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi” ho imparato che forzarsi a fare tutto, quando le condizioni fisiche o psichiche non lo consentono, è contro produttivo per noi stessi e per il risultato finale sperato, che invece tarderà ad arrivare.
Ogni cosa che noi facciamo deve essere fatta consapevolmente e con grande amore. Fare le cose solo per dovere, trascinandoci sulle spalle il peso delle azioni quotidiane, senza sentimento significa portare frustrazione e noia nella propria vita.
“L’amore e la gioia generano successo e realizzazione. Frustrazione e noia producono invece uno stato di malessere.
Il malessere genere un “mal vivere.” Il “mal vivere” è una malattia dagli effetti devastanti!”
Certo può fare rabbia rinunciare o rimandare gli impegni previsti. Questo perché manda a gambe all’aria la nostra tabella di marcia, magari faticosamente programmata. Ma si può fare, nell’ottica che tanto nessun altro provvederà per noi a sbrigare le incombenze incompiute. Tutto rimarrà lì, esattamente come lo abbiamo lasciato! Il lavoro e le faccende da sbrigare, le bollette da pagare, e i problemi non se ne andranno via solo perché ci fermiamo per un attimo. Visto in quest’ottica, potrebbe sembrare una maledizione ma non lo è! Perché questo significa responsabilità. Significa imparare ad accettare la vita (e viverla) e domani gli impegni saranno ancora lì, scritti sul promemoria dell’agenda o del cellulare, pronti per essere smaltiti e gestiti da noi.
“Questo fa di noi i soli gestori della nostra vita. Ed è meraviglioso!”
Il punto è sempre questo; Dobbiamo IMPARARE a pianificare con elasticità le nostre giornate e realizzare sempre un piano d’emergenza, senza riempire oltre misura la nostra giornata di impegni. Ma dobbiamo anche RICORDARE che esistiamo come persone, nella nostra essenzialità (luce ed energia) e materia (carne e ossa).
IO ascolto molto il mio corpo e partecipo attivamente all’aspetto emotivo. Quando ascolto le mie sensazioni sono davvero in pace. Quando prevale invece la mente, e/o “l’educazione” mi ritrovo confusa e insoddisfatta.
Se ci sono momenti in cui, sentiamo di non farcela, prima di crollare, concediamoci un giorno di meritato riposo. Non forziamoci nell’assoluzione di doveri impostici dalla società, che ci vuole sempre al top, e sempre in salute, sempre forti e pronti per la battaglia della vita.
Ascoltiamoci, e facciamo per una volta ciò che è giusto per noi. Non saremo di sicuro condannati per questo e se gli altri non lo capiscono, chi se ne frega! Che importanza può avere?
Come unico padrone del tuo corpo, del tuo cervello, e dei tuoi pensieri, puoi disporne un “uso”di esclusivo piacimento. E’ doveroso, (e lo devi a te stesso) difenderlo da ogni abuso, e da tutto ciò che, in qualche modo ti può creare turbamento e stress psicofisico!
Nel proseguire la mia giornata, cerco di rimanere in connessione il più possibile con la semplicità e la natura. Esibisco ancora, quello che io considero come un “privilegio”: Il mio cellulare “no progress”, e non sono iscritta ad alcun social. Utilizzo la posta elettronica e la rete solo per il mio lavoro, e per lo stretto necessario. Mi concedo ancora momenti di crescita ed ispirazione interiore verso una visione più ampia della vita e di me stessa. Ho però una mia personale battaglia da combattere ogni qualvolta io mi sieda in ristoranti o bar, o a casa di amici, per riuscire a mangiare ciò che desidero. A pranzo, se mangio fuori casa, mi guardano come se fossi (forse lo sono davvero), una “cliente scomoda”, o come se fossi una povera malata, solo perché desidero consumare il pasto del pranzo in modo per loro non consueto, (con frullati, macedonie e spremute al posto di un fumante piatto di pasta o di una bistecca!). Ciò, come se la cosa influisse in modo diretto, sulla loro vita personale! (…ma di sicuro sui loro incassi, si!)
Se rifiuto una portata a base di carne, mi chiedono se sono “vegana” o “vegetariana”. Per evitare troppe parole inutili, annuisco, con dissenso del cameriere che mi fa capire che le persone come me sono un po’ un “problema”. Ormai senza più sorpresa mi aspetto di tutto. A volte, con grande soddisfazione dello chef , che pensa d’aver fatto del proprio meglio, mi portano su un enorme piatto bianco perla, qualche carota scondita, contornata da foglie di insalata… Uhm…che delizia…. Vegetariana o vegana può darsi, ma malata no di certo!
Insomma è così difficile, avere una torta salata, uno sformato di verdure o un soufflé ?!
Per contro, quando il mio elenco dei “cibi no”, si allunga un po’ troppo, noto che si forma come un “fumetto con tanti punti interrogativi” sul malcapitato cameriere o chef, con il fumo che esce dal cervello arrovellato, facendolo sparire disperato in esplorazione del frigorifero, con la speranza che ci sia qualcosa, … qualunque cosa di vegano, da potermi mettere sotto il naso e maledicendo il momento in cui sono entrata nel locale.
Comprendo che chiedere un aperitivo senza coloranti possa risultare insolito ( ho fatto anche questo), ma certo è meno strano di tante altre cose che facciamo, diciamo e soprattutto che mangiamo normalmente, poiché di normale a parer mio è rimasto ben poco!
Non ho mai giudicato nessuno per le proprie scelte alimentari, giuste o discutibili che siano, anche se a tavola seduto con me, c’è un bisteccaro convinto. Magari non concordo, ma rimango in silenzio nel rispetto e nella libertà legittima di scegliere per se stessi. Eppure nei miei confronti questo rispetto non c’è. La gente giudica e parla spesso senza sapere. E’ vittima dell’ignoranza (intesa come non conoscenza) e della società. Pone domande e quesiti con fare giudicante e, per quelli come, me non c’è niente di più fastidioso che doversi giustificare e difendere le proprie scelte alimentari!
E’ inutile stilare un lungo elenco di valide motivazioni (salute, scelta, o semplicemente perché mi sono svegliata con il desiderio di mangiare foglie e fiori ed erba!). Non mi considero vegetariana, né vegana né altro ancora, semplicemente sono una persona attenta e consapevole ai propri bisogni e a quelli della terra in cui vive e cresce. Cerco di mangiare secondo una filosofia che credo sia più giusta e adatta a me. Insomma vorrei solo mangiare “il cibo che ho nella mente”, in pace e serenità,e per una volta lo vorrei nel mio piatto, senza discussioni a sfondo sociale, politico o ambientale!
Vi prego, se d’ora in poi qualcuno m’incontra in un ristorante non mi chieda nulla!.
Grazie

Tratto dal libro “il cibo che mi passa per la mente”, Cinzia Zedda

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