diario di una naturopata, Pensieri

I perchè non risolti

Come naturopata e ancora più come persona, posso dire con fermezza che sempre di più, e mi rivolgo in particolare a questo ultimo ventennio, ci si ammala perché  si dimentica quale ne sia il motivo.

Percepisco spesso, come fallimento e inutile gran parte del mio impegno. Lo sento soffiare sulle spalle e ronzarmi fra le orecchie come il grillo parlante di Collodi descritto in “Pinocchio”.

Sono radicata al pensiero  che l’origine della malattia nasce da una trascuratezza dell’Anima, intesa non come “ostia religiosa” ma come il soffio che muove e crea la  vita.

I principi sui quali si fonda la naturopatia, sono esatti..ma si limitano a valutare la causa della malattia a livello organico. Questo ci insegnano a “scuola”.

Il trattamento olistico, anche quando si tratta di rivolgere un occhio allo stress è sempre molto poco contemplato e mal risolto.

Non si può risolvere un’insonnia o una depressione consigliando un infuso!

Anche se il rimedio è di tipo naturale, più o meno efficacie ma sicuramente con meno pericoli per la salute, non si fa altro che spostare una forma di trattamento con un altro.

Credo e di questo sono fermamente convinta, che non può essere tutto limitato a questo.

Certo è, che sono poche le persone disposte ad aprirsi e ad ammettere che qualcosa non va come dovrebbe.

Se una persona si presenta perché ha male alla testa, ma rimane convinto che non vi siano cause di “forza maggiore” e disposto dunque a lavorarci sopra…è tutto inutile.

Non è facile imbastire un discorso intimo con l’altro se non vi è consapevolezza e volontà.

Questa è l’ignoranza con cui siamo stati istruiti!

Si può affiancare una terapia di tipo naturale e si deve , quando il caso lo richiede. Esistono organismi che sono debilitati, mal nutriti, trattati come oggetti da imbellettare e mostrare ma dentro sono “marci”.

Il male più grande che accomuna tutta l’umanità è la poca confidenza che si ha con se stessi. Troppo presi da una società di “apparenza”, ma l’Anima.. l’Anima nostra dove è andata?

Sono sempre più improntata nella coesistenza di un lavoro  fra corpo e spirito ma accomunato dalla volontà del singolo nel desiderare la propria guarigione.

Cinzia Zedda

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