diario di una naturopata, donne, Professione

Fiori d’Acciaio

Fiori d’acciaio
La vita della donna non è mai semplice. Sin dalla nascita è costellata da sfaccettature che la rendono unica.
Definita come “sesso debole”, io la chiamerei invece come un “fiore d’acciaio”, come ricorda il titolo del celebre film “Fiori d’acciaio”, del regista Herbert Ross le cui protagoniste dimostrano quanto sia vero con le loro storie, ciò che sto scrivendo.
La donna è al centro del mondo. La sua forza e potenza è visibile durante il parto attraverso l’unione della vita connessa con il cordone ombelicale da cui soffia e origina la vita.
Ma la femminilità della donna danza intorno a un altro cerchio che la vede protagonista, nel passaggio evolutivo della sua crescita.
Amo paragonare questo ciclo di vita a quello dei miei amati fiori. Osservo il loro sbocciare-fiorire-sfiorire- appassire e morire teneramente assecondando il naturale desiderio della natura con eleganza silente e strabiliante dignità.
Infanzia – adolescenza/pubertà – maturità – gravidanza/maternità – pre e menopausa sono i cicli evolutivi a cui si inchinano l’umore , l’emotività e il corpo femminile.
Un vecchio film con l’attore Danny De Vito, ma di cui non ricordo il nome, all’interno della pellicola citava più o meno queste parole:” la vita delle donne è un continuo gonfiare e sgonfiare, malumori e mal di testa.”
Non è lontana la verità.
Come già detto, la vita della donna è in continuo mutamento.
L’adolescenza lascia spazio alla curiosità e alla gioia della scoperta di nuove emozioni e sensazioni; Il corpo cambia, spuntano i peli pubici, il seno abbozza le sue forme fino a diventare più definito. Le curve e i tratti si affusolano e armonizzano la figura. La psiche e il corpo abbandonano l’infantilità verso la fioritura della pura femminilità. Con l’adolescenza si esprime un concetto di socializzazione più stretto rispetto a quello “dell’abbandono famigliare” per quello della collettività scolastica. Il confronto con le coetanee e il sesso opposto ma soprattutto “lo specchio” con se stesse ed il proprio corpo. In questo periodo possono sorgere complicanze in riferimento a questi aspetti se il rapporto genitore/madre- figlia non ha basi solide. L’adolescente ha quesiti interiori ai quali non sempre trova una risposta completa e veritiera con il rischio di condizionare la sua idea di donna.
La maturità abbraccia il desiderio di sperimentare la maternità mentre la gravidanza è l’evento più unico e esplosivo che l’essere può vivere. Il mistero della vita che diventa un cuore che palpita, energia tangibile e pura.
La depressione post partum è uno stato emotivo generalmente dovuto a uno squilibrio di minerali trattabile con la somministrazione di tali, ma anche alimentata da fattori personali e leggittimi. La gravidanza, il parto e la maternità possono essere rivissuti dalla madre come un “deja vu” della propria nascita. Se alla base vi sono dei traumi, problemi o conflitti genitoriali specie con la parte materna o se non ci si è sentite “figlie desiderate”, inconsciamente si decide di rivivere la propria nascita secondo le aspettative non realizzate come figlie.
Questo aspetto può portare ad essere madri esigenti e perfette e se questo obiettivo si allontana scattano sentimenti di frustrazione e di fallimento. Ogni gravidanza è un evento straordinario e unico con dinamiche assolutamente personali , che si tratti di esperienze emozionali o fisiche.
Per sua fisiologia la donna è in continuo mutamento, fisico che emotivo. La vita dell’universo femminile infatti è governato dagli ormoni che dominano e ne condizionano i cicli e i ritmi per tutta la sua vita. La menopausa rappresenta tutto questo. Forse è il ciclo più delicato da superare.
Rappresenta infatti il ciclo involutivo dell’evoluzione. Il corpo si modifica per tornare “adolescente e infantile”. L’umore è dominato dagli ormoni che cercano una nuova stabilità e l’emotività corre verso quel senso di vuoto, di paura e di smarrimento. Queste sensazioni sono dettate dalla mancanza di consapevolezza di cosa succede nell’organismo durante la menopausa. Ci si concentra su ciò che non si vede ma quasi mai sugli aspetti nascosti e interiori.
La medicina stabilisce come prassi terapeutica ormoni, TOS,calcio e antidepressivi. La” sponda più naturalistica”, fito-ormoni e tisane.
Dal mio punto di vista di trascura l’aspetto terapeutico più diretto e assistenziale verso la donna che in questo senso manca di un approccio più empatico e individuale.
L’ascolto, l’interesse e la comprensione che devono essere sempre alla base di ogni rapporto umano e non limitarsi alla semplice prescrizione di integratori o farmaci.
Che siano infatti ormoni o tisane non si fà altro che spostare la terapia da un tipo, a un’altra ma più naturale o leggera. Non è questo il risultato che si vuole ottenere ma responsabilizzare e valorizzare il ” take care”
Certo l’integrazione a volte si rende necessaria ma non vuole essere il fine.
Cinzia Zedda anteprima tratta da una pubblicazione in lavorazione

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